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Per i tennisti l’udito è importante quanto la vista e la storia del tennista sud coreano Lee Duck-hee i cui medici diagnosticarono la completa sordità all’età di due anni ha dello straordinario.

Elaborato il trauma seguito alla diagnosi dei medici dell’ospedale di Seoul, i genitori di Duck-hee decidono, al compimento del suo quarto anno, di iscrivere il figlio alla scuola per bambini con disabilità di Chungju, a un’ora da casa. Nella maggior parte dei casi gli studenti di queste scuole speciali vivono nei dormitori e vedono i genitori solo nel week end, ma Mi-ja e Sang-jin non sono dello stesso avviso e tutti i giorni vanno a prendere il figlio a Chungju e nel pomeriggio lo accompagnano in una scuola tradizionale, per familiarizzare con gli altri bambini. Decidono che Duck-lee non avrebbe imparato il linguaggio dei segni bensì a leggere perfettamente il labiale e a parlare correttamente: loro figlio non avrebbe comunicato mediante un foglio scritto per farsi capire come gli altri bambini sordi, si sarebbe integrato nella società e avrebbe ottenuto un lavoro. La previsione dei genitori di Duck-hee avrebbe colto nel segno, ma il grimaldello per sfondare nella vita non gliel’avrebbe fornito un lavoro tradizionale ma il tennis. Spinto dal desiderio di emulare il cugino Chung-hyo Woo (ora suo allenatore, ndr), Duck-hee imbraccia la racchetta e non la molla più. Vincendo lo scetticismo di alcuni allenatori e della stra grande maggioranza dei genitori degli altri ragazzini. Stando alla vox populi Duck-hee non avrebbe potuto avere una vita normale, poi non avrebbe potuto giocare a tennis, quindi non avrebbe potuto tenere testa ai tennisti professionisti: con ostinazione e forza di volontà il figlio di Park M-ja e Lee Sang-jin si è divertito ad abbattere questo nutrito assortimento di pregiudizi assurgendo a primo tennista di sempre a entrare nei primi 1000 della classifica mondiale.

“Il vantaggio della sordità”

Con buona pace dei convincimenti di Murray, Duck-hee fa di necessità virtù e afferma addirittura di trarre vantaggio dalla propria condizione: “Le persone descrivono la sordità come un handicap ma in realtà non mi tocca particolarmente, perché la vedo come un mio vantaggio rispetto agli altri giocatori, una specie di dono speciale che gli altri non hanno: essendo sordo, infatti, è molto difficile che venga distratto durante le partite, dalla folla o dal mio avversario. Questo mi permette di concentrarmi molto di più sul mio gioco”. Eppure le difficoltà sono oggettive: dal rumore dell’impatto della pallina sul piatto corde della racchetta i tennisti ricavano infatti informazioni sulla forza e la velocità del colpo e agiscono di conseguenza. Sono frazioni di secondo, ma fanno tutta la differenza del mondo in questo sport: il ragazzo sudcoreano deve quindi compensare con gli altri sensi (notoriamente più rafforzati quando uno è compromesso) osservando i movimenti in apertura dell’avversario e l’aspetto della pallina in volo. Ci sono poi criticità logistiche: non potendo sentire le chiamate dei giudici Lee tende a proseguire lo scambio anche quando viene chiamato l’out, per non parlare dei problemi di comunicazione; il protocollo dell’ATP impone infatti conferenze stampa dopo ogni partita “obbligando” il ragazzo ogni volta a fare gli straordinari per decifrare i labiali degli intervistatori.

I sogni nel cassetto

Grazie a un talento fuori dal comune, direttamente proporzionale alla sua voglia di arrivare, Duck-hee è diventato un fior di tennista: la capacità di anticipare i colpi dell’avversario è la sua prerogativa; supportato da un’ ottima tecnica che compensa un fisico non proprio statuario per gli standard del tennista professionista, è solido da fondocampo e fenomenale in risposta con un dritto poderoso e un rovescio a due mani collaudato. Gli sponsor ben presto si sono accorti di questo ragazzo prodigio, tanto che la Hyundai gli ha offerto un vantaggioso contratto di sponsorizzazione valido fino al 2020. L’obiettivo di Duck-hee è quello di migliorare il ranking del tennista sudcoreano più forte di sempre, Lee Hyung-taik, che nel 2007 raggiunse la 36esima posizione; il sogno nel cassetto è invece quello di diventare numero uno al mondo, proprio come i suoi idoli indiscussi Novak Djokovic e Roger Federer.

 

Fonte web

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